Sciopero della tendenza: “Per noi è stato un successo, non si risparmia sull’istruzione”

ROMA – Francesco Sinopoli è segretario della Federazione dei lavoratori della conoscenza, la Cgil, dal dicembre 2016. In cinque anni ha visto cinque ministri dell’Istruzione, pochi soldi per la scuola e gli scioperi dei docenti diradarsi. Ora, a una settimana dalla fine dell’anno scolastico, un maestro e un professore su cinque sono tornati in piazza. “Il dato parziale parla di un’adesione del 15,6 per cento, ma con i numeri finali supereremo il venti”, assicura Sinopoli. “Sono cifre significative, tenendo conto che abbiamo scioperato il 30 maggio”.

Ai tempi della Gelmini, 2010, e della Buona scuola renziana, 2015, i sindacati riuscivano a portare in piazza la maggioranza dei lavoratori dell’istruzione.
“Veniamo da una lunga stagione Covid, la partecipazione alla vita democratica è calata progressivamente. Lo scorso novembre lo sciopero non è arrivato al 7 per cento. Questa volta, invece, la piazza aveva una bella faccia. Vedo un ritorno alla pratica delle azioni di lotta, le persone si ritrovano, si riconnettono. E, a proposito delle grandi manifestazioni contro Berlusconi e Renzi, i rifiuti di quei governi hanno portato tra i docenti un sentimento di sconforto”.

Francesco Sinopoli, segretario Flc Cgil 

Perché sono tornati in piazza, gli insegnanti? Malessere generale?
“Questa volta hanno scioperato per un motivo preciso. Hanno capito che il modello proposto dal governo si scrive formazione ma si chiama competizione: il tratto vero dell’ultima riforma è un percorso competitivo per selezionare i docenti”.

Non è che la gruppo docente, semplicemente, non vuole la formazione obbligatoria?
“La formazione è un diritto e gli insegnanti non sono contrari, ma nelle slide che il ministro Bianchi ci ha presentato è prevista solo per il 40 per cento degli insegnanti italiani. Ed è finanziata con il taglio degli organici. Ma come, una cosa così importante non è per tutti?”.

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C’è il contratto, in ritardo di tre anni.
“Ci sono risorse per aumenti da 50-75 euro lordi. Sulla scuola dovresti affidare un segnale, ma il segnale non arriva mai. Serviva un miliardo in più e ancora ci sono le condizioni per trovarlo”.

Nel decreto contestato ci sono idee di stabilizzazione dei precari.
“Le soluzioni sul precariato sono mortificanti: si crea un sistema a ostacoli per insegnanti che già fanno il loro lavoro in gruppo e alla fine, molti, neppure avranno l’abilitazione. Dopo lo smantellamento dei percorsi di formazione realizzato dal leghista Bussetti, il ministro Bianchi avrebbe dovuto creare una struttura di qualità e a spese dello Stato. Non c’è qualità né soluzioni per i precari. L’area di dissenso nella scuola è di nuovo maggioritaria”.

A proposito, Bianchi?
“C’erano aspettative, gli abbiamo dato credibilità, abbiamo firmato il Patto per la scuola: l’ha totalmente disatteso. Il vero dubbio è che sulla scuola comanda Palazzo Chigi e sull’istruzione fa risparmi. È per questo che lo scorso settembre il governo ha tolto il distanziamento in gruppo”.

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